Norwegian wood

I problemi, sai, ce li abbiamo ancora tutti davanti, ma anche tu sei un tipo ostinato quanto basta e sono sicuro che saprai sempre restare a galla. Ma mi permetti di darti un consiglio da amico?

– Prego.

– Non farti mai prendere dall’autocompassione, -disse.- Autocompatirsi va bene solo per gente da poco.

-Cercherò di ricordarlo, – risposi.

 

Un po’ ripetitivo e scontato. Triste. Troppi pranzi, cene e alcol. Interessante per capire qualcosa della cultura giapponese. Sicuramente ben scritto.

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Ottant’anni fa moriva Luigi Pirandello 

Pirandello

E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.

Luigi Pirandello

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/amore/frase-150655>

Sandor Marai, La donna giusta.

C’è una sorta di regia invisibile nella vita: quando la situazione richiede che si porti a compimento qualcosa, anche le circostanze, sì, persino il luogo e gli oggetti diventano complici, e le persone che vivono lì accanto  sono inconsapevolmente conniventi.

… e, in due pagine, tutto il male della borghesia.

Da leggere. (Se si ha tempo). È un libro bellissimo.

Essere felici secondo Epicuro

AFORISMI_epicuro
È bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo, facciamo di tutto per esserlo.

Abituati a pensare che per noi uomini la morte è nulla, perché ogni bene e ogni male consiste nella sensazione, e la morte è assenza di sensazioni. Quindi il capir bene che la morte è niente per noi rende felice la vita mortale, non perché questo aggiunga infinito tempo alla vita, ma perché toglie il desiderio dell’immortalità. Infatti non c’è nulla da temere nella vita se si è veramente convinti che non c’è niente da temere nel non vivere più. Ed è sciocco anche temere la morte perché è doloroso attenderla, anche se poi non porta dolore. La morte infatti quando sarà presente non ci darà dolore, ed è quindi sciocco lasciare che la morte ci porti dolore mentre l’attendiamo. Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi. La morte quindi è nulla, per i vivi come per i morti: perché per i vivi essa non c’è ancora, mentre per quanto riguarda i morti, sono essi stessi a non esserci.

Dobbiamo inoltre ricordarci che il futuro non è interamente nelle nostre mani, ma in qualche modo lo è, anche se in parte. Quindi non dobbiamo aspettarci che si avveri del tutto, ma non dobbiamo neppure disperare che esso non si avveri affatto.
Dobbiamo poi pensare che alcuni dei nostri desideri sono naturali, altri vani. E di quelli naturali alcuni sono necessari, altri non lo sono. E di quelli naturali e necessari, alcuni sono necessari per essere felici, altri per la buona salute del corpo, altri per la vita stessa. Una sicura conoscenza dei desideri naturali necessari guida le scelte della nostra vita al fine della buona salute del corpo e della tranquillità dell’animo, perché queste cose sono necessarie per vivere una vita felice. Infatti noi compiamo tutte le nostre azioni al fine di non soffrire e di non avere l’animo turbato. Ottenuto questo, ogni tempesta interiore si placherà, perché il nostro animo non desidera nulla che gli manchi, né ha altro da cercare perché sia completo il bene dell’anima e del corpo.
Abbiamo infatti bisogno del piacere quando soffriamo perché esso non c’è. Quando non soffriamo, non abbiamo neppure bisogno del piacere. Per questo motivo noi diciamo che il piacere è il principio ed il fine di una vita felice. Tutti i piaceri che per loro natura sono a noi congeniali sono certamente un bene; tuttavia non dobbiamo accettarli tutti. Allo stesso modo tutti i dolori sono un male, ma non dobbiamo cercare di sfuggire a tutti loro. Per esperienza sappiamo infatti che a volte il bene è per noi un male ed al contrario il male è un bene. Consideriamo un grande bene l’indipendenza dai desideri non perché sia necessario avere sempre soltanto poco, ma perché se non abbiamo molto sappiamo accontentarci del poco.
Il piacere per noi è non avere dolore nel corpo né turbamento nell’anima. Infatti non danno una vita felice né i banchetti né le feste continue, né il godersi fanciulli e donne, né il godere di una lauta mensa. La vita felice è invece il frutto del sobrio calcolo che indica le cause di ogni atto di scelta o di rifiuto, e che allontana quelle false opinioni dalle quali nascono grandissimi turbamenti dell’animo.

Quanto al fato, era meglio credere ai miti sugli dèi che essere schiavi di esso: i miti infatti permettevano agli uomini di sperare di placare gli dèi per mezzo degli onori, il fato invece ha un’implacabile necessità.
Medita giorno e notte tutte queste cose, e ciò che è connesso con esse, sia in te stesso che con chi ti è simile: così mai, sia da sveglio che nel sonno, avrai l’animo turbato, ma vivrai invece come un dio fra gli uomini. L’uomo infatti che vive tra beni immortali non è in niente simile ad un mortale⋅

Essere felici secondo Papa Francesco

 

“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti.
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così  sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!
Papa Francesco

Ugo Foscolo – Poesie, sonetto IX

Ugo_FoscoloA Zacinto

Composto tra l’agosto 1802 e l’aprile 1803, questo sonetto apparve senza titolo, quello con cui è noto è stato attribuito dagli editori ottocenteschi. Foscolo vi celebra la sua patria anagrafica – l’isola greca di Zante, cioè Zacinto – trasfigurandola con i toni del mito. È l’occasione per sottolineare la sua somiglianza con Ulisse, il più celebre di tutti gli esuli, e l’eccezionalità del proprio destino: a Foscolo infatti non sarà concesso di ritornare nella sua patria.

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso,
onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

U. Foscolo, Opere. Poesie e tragedie, edizione diretta da F. Gavazzeni con la collaborazione di M.M. Lombardi e F. Longoni, Einaudi-Gallimard, Torino 1994, vol. I.

La rivoluzione della luna

A. Camilleri, La rivoluzione della luna, Sellerio, Palermo 2013, 288 pagine.
luna
Pare di vederla, Donna Eleonora, caso unico di donna Vicerè, che si muove per il palazzo reale pensando a come arginare la prepotenza dei vari don, di vescovi e principi che fino a quel momento avevano spadroneggiato in Sicilia.
Della Sicilia dei Vicerè hanno raccontato in molti, da De Roberto a Sciascia; proprio quest’ultimo nel Consiglio d’Egitto ha scritto che  in Sicilia in quel tempo (e forse non solo in quel tempo) era tutta una soperchieria, un sopruso, se c’era un Vicerè morbido i nobili facevano quel che volevano, si alleavano invece in presenza di un Vicerè duro, facevano quadrato per isolarlo. Allo stesso modo, Camilleri (che sicuramente ha presente Sciascia) in questo libro mostra gli stratagemmi messi in atto dai nobili per far fuori una donna che si è messa in testa di raddrizzare storture, far punire reati, anche se commessi da potenti. Di fare giustizia, insomma, pensando agli emarginati e ai poveri. Una rivoluzione in piena regola, compiuta dalla luna, metafora della donna, in ventotto giorni.
Chi vince alla fine?
I cattivi perdono o si ristabilisce lo status quo?
Non svelo, ovviamente, il finale.